martedì, 28 aprile 2009
AppleIl sogno di molti aspiranti appartenenti alla classe creativa ( e dirigente) di mezzo mondo è rappresentato dai marchingegni marchiati con la mela morsa.

Per anni segno di fiera distinzione, la apple - con il lancio dell’iPod - diviene sogno collettivo e segno condiviso di coolness: bellezza minimalista, padronanza di un ulteriore linguaggio informatico e aderenza al contemporaneo.

Poi i MacBook e i MacBook pro che lasciano il bianco e il nero per divenire d’alluminio monoblocco, segno distintivo del sottilissimo MacAir. Se a questo punto il marchio non è ancora maggioritario nelle vendite, lo diviene nelle teste dei consumatori under 25 che sognano di fare i designer concettuali lavorando su Mac, bevendo caffè in un baretto di Rosa Luxembrug Platz.

Infine l’ultimo oggetto, l’iPhone, che abbatte le ultime resistenze d’immaginario anche delle generazioni adulte grazie allo sconfinamento su una modalità comunicativa, la linea telefonica, che tutti conoscono, amano e da più di dieci anni è divenuta mobile (individuale) per definizione.

Insomma, con il passare del tempo e la continua produzione di oggetti del desiderio, la mela di cupertino sembra ad oggi alle prese con il problema del troppo successo.

Per anni sono stati gli acquirenti a rubare un po’ coolness alla apple. Avere un mac, un iPod aggiornato, era il biglietto per entrare e dirsi di una tribù che viveva più veloce, più al passo con i tempi. Più fichi, alla fine dei conti.

Ora i mac passano anche la prova trenitalia. Provate a farvi un giro fra le carrozze di un AV fra Milano e Roma e vi imbatterete in un piccolo giardino di mele luminose.
In sostanza più aumentano gli utenti mac più velocemente diminuisce la coolness che l’oggetto conferisce al suo possessore.
Ecco l’inghippo, la apple non può non sperare di aumentare le vendite. Ma più vende e sempre meno è la apple che tutti sognano. E se si pensa in prospettiva le cose si complicano.

Le cose si complicano anche perché, come sta dimostrando una ricerca (commissionata da Windows, certo, e quindi tutta da verificare - la trovate fra i miei link) il costo di un Mac sui tre anni di vita è di gran lunga maggiore rispetto ad un pc normale.

E poi, sempre con maggiore forza, la mela non rappresenta neanche più capacità informatiche sopra la media. I terreni di sviluppo software (vedi free source tipo linux) sono altri ed è lì che la mela sarà sorpassata a sinistra, potremmo dire. Poi, e non credo ci vorrà molto, saranno i “pezzi” autocomposti l’avvenire del computer per quel che riguarda l’hardware.

La mela oggi è sana e forte, è all’apice e si gode gli sforzi di 20 anni di innovazioni e idee.
Ma sta perdendo il fascino “dei pochi” per divenire il “vezzo di molti”. Come la Moleskine.

nota scritta con un MacBook acquistato 4 mesi or sono.
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categoria:la colazione dei campioni, libretto distruzioni, la mia degenerazione, opslab
lunedì, 23 febbraio 2009
In politica la matemtica diventa umana.
I numeri, per quanto oggettivi e condivisi come tali, sono solo la rappresentazione sintetica di voglie, paure e desideri; qualche volta molto nobili; a volte, invece, i numeri raccontano il più semplice e convenzionale istinto di autocnservazione. 

Come i milleequarantasette voti a favore di Franceschini da parte dell'assemblea riunita sabato.

Come racconta (bene) francesco Costa cosa è succuesso all'assemblea: tutte le correnti - oramai istituzionalizzate - che si sono date battaglia sotto la segreteria di WV, sabato hanno saputo, come sempre nella loro storia, ricostitursi in corpo unico, impermeabile ed anche organizzato. 

Avevo i miei dubbi sull'efficiacia delle primarie per rispondere alle imminenti tornate elettorali.
Ma se il Pd è intenzionato a guardare lontano, predisporre un orizzonte di ricostruzione politica ed organizzativa del partito, le primarie sarebbero state - ad oggi - l'unico strumento per ripartire. 

Nulla di più facile che tornare a criticare quindi la burocrazia e la nomenklatura del partito. 

Ma il punto non è questo. 

I dirigenti storici del partito appaiono come il nemico di terminator: nel momento in cui sembra distrutto in mille pezzi, eccole lì tutte le schegge avvicinarsi e ricomporsi fino a divenire un soggetto unitario; sono come le palline di mercurio, possono essere sparse ovunque, ma alla fine trovano sempre il modo di ricomporsi. 

Questo lo abbiamo imparato per esperienza diretta (primarie con Prodi, primarie WV, liste bloccate)  e lo abbiamo letto (compagni di scuola di Romano); 

In sintesi quella che appare una matematica da numeri negativi, quando è messa su carta diventa somma schiacciante, avvilente, vincente.

Da qui mi viene in mente una richiesta alla attuale dirigenza che non è rivoluzionaria, anzi.
È una richiesta di recupero della tradizione dei partiti di massa che hanno tenuto in piedi il paese.
Ritrovare lo spirito unitario e di sintesi non nei momenti di crisi (che logorano comunque la base, anche se loro sono ancora tutti lì) non sull'individuazione dell'ennesima scialuppa, ma su un progetto.
Se devono scegliere e far pesare le loro strutture, lo facciano in senso politico, che l'accordo sia di lungo raggio. Oppure se questo non è possibile sui contenuti, lo facciano anche sulle sole persone, ma consegnadogli potere e lealtà agli occhi degli elettori, militanti e simpatizzanti; tanto sappaimo tutti che lotte interne ad una dirigenza del partito si possono condurre senza clamore autodistruttivo e, se sono fatte con serietà, possono essere un terreno politico costruttivo. 

Se c'è una parte che si oppone (oltre l'indomito Parisi), bhè deve imparare a far di conto con questa strana matematica che trasforma il fluido in solido e sa far dimenticare migliaia di opinioni contrarie con  un applauso un po' più forte.
 
E ci sono poche strade: provare a capire come funziona quella matematica e provare ad avere i numeri utili - certo non subito per esprimere la maggioranza del partito, ma come minimo dare un volto ed un nome al dissenso interno ed organizzato. 
Oppure si lascia la matematica da parte e si decide che saranno il racconto, il linguaggio la chiave per rappresentare oggi il dissenso, domani l'intero partito.
Sono due sfide complesse e a leggerle quasi impossibili. 

Ma se la dirigenza saprà far di conto solo nei momneti di crisi, per chi si oppone le cose diverrano sempre più facili. Se la dirigenza metterà la testa a posto cercherà il capo dell'opposizione interna e lì si metterà la matematica da parte e si comincerà una nuova fase - anche più difficile: fare accordi, scelte, compromessi e rotture (silenziose). Insomma solo allora comincerà una fase che, con molta eleganza sovietica chiameremo: lavoro di  elaborazione e sintesi della linea politica del partito. 
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categoria:politikrazia, opslab
mercoledì, 18 febbraio 2009
Il sardo che doveva essere nell'ordine: quello che fa il culo a Berlusconi, quello che stravince in Sardegna, Il futuro leader del Pd, si porta a casa la sua triste figura.
potremmo dire, parafrasando il suo slogan, Soru è come gli altri.
 
E Walter se ne andò.
Speriamo per sempre, 'chè ogni volta che si dimette da segretario lascia il partito in mano a reggenti peggiori di lui.

Anche Bersani oramai - con tutto che è simpatico, avvicina le persone e simili - è un pezzo di questa nomenklatura e quindi con poche reali possibilità di vittoria. Non tanto nel partito ma contro Berlusconi.  
 
In tutto 'sto casino, spero solo che i rutelliani e simili (con annessa binetti) se ne vadano in modo che io possa insultarli liberamente e litigare con chi li appoggia da elettore e da cittadino. 

Un po' di tempo avevo scritto su sto blog che il Pd sembrava una sit-com e che mancavano solo le risate finte.
Ora sento le risate. E sono vere.

Spero solo che ora si dissolvi la fighetta cupola romana che ha mortificato il Pd e lo ha reso un partito piccolo borghese, saccente, salottiero e volgare. 

Che il partito torni ad imparare a saper parlare con le persone che fanno la spesa a credito, non hanno idea dove sia la sede del Pd a Roma, hanno paura dei rumeni e che si sono rotti il cazzo di doversi subire i pipponi sulla crisi e poi  - costretti per legge - devono pagare 1500 euro di RCA alle  assicurazioni private (leggi oligopolio approvato e entrate garantite dallo Stato).
 
Che si perdano pure quelli che leggono cazzate new age e ci hanno il debole per Fagioli e quelli che mangiano sushi ( che poi sui porti del tirreno i pescatori mangiano pesce crudo da alcuni secoli, però non ti segano le palle con il feng shui).

In sintesi: nominate segretario uno che non è cresciuto a roma( o in qualunque altra metropoli italiana),  che è stato un impiegato e non capisce un cazzo nè di feng shui nè di cinema.
Magari non è il tipo con uscire a cena, ma da lui voglio essere guidato non sollazzato esteticamente, cazzo!
domenica, 15 febbraio 2009
safe_imageQui dicono che puoi mettere in croce due parole:

Fammi scegliere!
giovedì, 12 febbraio 2009
safe_image
voglio il testamento biologico, voglio una buona legge.
www.fammiscegliere.com
lunedì, 09 febbraio 2009
Sono molto interessato alla partecipazione degli Afterhours a Sanremo.
La scelta, vista dal loro punto di vista, mi è sembrata saggia e controcorrente e quindi assolutamente da appoggiare.

Le motivazioni della loro partecipazione le trovate qui.

La cosa più interessante, comunque, sembra proprio come gli After sfrutteranno la loro partecipazione al festival:
non presenteranno il solito CD "vecchio" con l'aggiunta del singolo inedito presentato a Sanremo ma una compilation che raggrupperà veri artisti e band che si intitolerà: "Il paese è reale", come il singolo che canteranno.

Insomma, mi sembra che l'operazione, anche per come la descrive Agnelli nell'intervista linkata, è un tentativo di divenire maggioranza culturale nel paese e non di appiattimento su posizioni di comodo, come molti degli ascoltatori duri e puri possono pensare.

Certo è un'operazione che richiede coraggio, coscienza e spalle larghe per saper miscelare quei "si" e quei "no" che permettono di sfruttare la vetrina e non essere sfruttati dalla vetrina.

E, a pensarci, solo gli afterhours lo potevano fare: per storia artistica, per la loro caparbietà nel perseguire il superamento di tutti quei limiti - fisici e culturali - che la "scena indipendente italiana" ha finito per far divenire elementi identitari, imprescindibili.

Perciò noi tifiamo After!
e non per farli arrivare ultimi e dire "i fighi arrivano ultimi"
ma per farli arrivare il più in alto possibilie e dire: "Ma allora sto paese non fa proprio schifo" 
postato da: mariogiampaolo alle ore 15:16 | Permalink | commenti
categoria:muzik
mercoledì, 04 febbraio 2009
esterne040007480402001249_big(illustrazione di Alessandro Gottardo)

Neanche i pomeriggi sono più quelli di una volta. 
Oggi sono una porzione di tempo. 
Non hanno più nulla di crepuscolare. 
Anche i pomerggi sono divenuti materia da ricordo.
Tra poco avrò la memoria esaurita.
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categoria:la colazione dei campioni, libretto distruzioni, la mia degenerazione
martedì, 03 febbraio 2009


Non se ne viene a capo di questo ciondolare supponente,
di questo macero di carta stampata che chiami vita,
dei pensieri sfondati con urgenza
come la porta di una casa in fiamme. 

Meglio stare alla larga dagli incendi e dal gelo dei freezer. 
Lo vedi l'inizio? è uguale alla fine.
Non c'è motivo per uno scatto in avanti o per un ritiro strategico.

Rimaniamo ad aspettare appoggiati al bancone umido di questa vita.
Prima o poi arriverà una coca-cola.
E tutto ricomincerà come alla fine. o All'inizio. 
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categoria:la colazione dei campioni, libretto distruzioni, la mia degenerazione
lunedì, 29 dicembre 2008

locandinapg2

postato da: mariogiampaolo alle ore 14:55 | Permalink | commenti
categoria:libretto distruzioni, la mia degenerazione
mercoledì, 03 dicembre 2008

 

Oggi fa un anno e non è passato un solo giorno che non ci abbia pensato. 
Certe persone ti mancano, altre te le dimentichi. 

Le più importanti - quando vanno via - non solo ti mancano
ma  si portano via un pezzo della tua storia e una parte delle migliori sorti che ti avrebbe potuto riservare il futuro.
Tutto quello che ci rimane da fare, a noi che restiamo, è stare zitti e ricordare. 
Perchè è nel silenzio che ritrovo tutto il casino che era capace di fare.

Oggi fa un anno e non è passato un solo giorno che non abbia pensato a quanto mi mancano tutti i suoi casini e tutte le mie buone intanzioni. 

  

postato da: mariogiampaolo alle ore 09:53 | Permalink | commenti
categoria:muzik, la colazione dei campioni, libretto distruzioni, la mia degenerazione