Il sogno di molti aspiranti appartenenti alla classe creativa ( e dirigente) di mezzo mondo è rappresentato dai marchingegni marchiati con la mela morsa. Per anni segno di fiera distinzione, la apple - con il lancio dell’iPod - diviene sogno collettivo e segno condiviso di coolness: bellezza minimalista, padronanza di un ulteriore linguaggio informatico e aderenza al contemporaneo.
Poi i MacBook e i MacBook pro che lasciano il bianco e il nero per divenire d’alluminio monoblocco, segno distintivo del sottilissimo MacAir. Se a questo punto il marchio non è ancora maggioritario nelle vendite, lo diviene nelle teste dei consumatori under 25 che sognano di fare i designer concettuali lavorando su Mac, bevendo caffè in un baretto di Rosa Luxembrug Platz.
Infine l’ultimo oggetto, l’iPhone, che abbatte le ultime resistenze d’immaginario anche delle generazioni adulte grazie allo sconfinamento su una modalità comunicativa, la linea telefonica, che tutti conoscono, amano e da più di dieci anni è divenuta mobile (individuale) per definizione.
Insomma, con il passare del tempo e la continua produzione di oggetti del desiderio, la mela di cupertino sembra ad oggi alle prese con il problema del troppo successo.
Per anni sono stati gli acquirenti a rubare un po’ coolness alla apple. Avere un mac, un iPod aggiornato, era il biglietto per entrare e dirsi di una tribù che viveva più veloce, più al passo con i tempi. Più fichi, alla fine dei conti.
Ora i mac passano anche la prova trenitalia. Provate a farvi un giro fra le carrozze di un AV fra Milano e Roma e vi imbatterete in un piccolo giardino di mele luminose.
In sostanza più aumentano gli utenti mac più velocemente diminuisce la coolness che l’oggetto conferisce al suo possessore.
Ecco l’inghippo, la apple non può non sperare di aumentare le vendite. Ma più vende e sempre meno è la apple che tutti sognano. E se si pensa in prospettiva le cose si complicano.
Le cose si complicano anche perché, come sta dimostrando una ricerca (commissionata da Windows, certo, e quindi tutta da verificare - la trovate fra i miei link) il costo di un Mac sui tre anni di vita è di gran lunga maggiore rispetto ad un pc normale.
E poi, sempre con maggiore forza, la mela non rappresenta neanche più capacità informatiche sopra la media. I terreni di sviluppo software (vedi free source tipo linux) sono altri ed è lì che la mela sarà sorpassata a sinistra, potremmo dire. Poi, e non credo ci vorrà molto, saranno i “pezzi” autocomposti l’avvenire del computer per quel che riguarda l’hardware.
La mela oggi è sana e forte, è all’apice e si gode gli sforzi di 20 anni di innovazioni e idee.
Ma sta perdendo il fascino “dei pochi” per divenire il “vezzo di molti”. Come la Moleskine.
nota scritta con un MacBook acquistato 4 mesi or sono.
postato da: mariogiampaolo alle ore 15:14 | Permalink | commenti
categoria:la colazione dei campioni, libretto distruzioni, la mia degenerazione, opslab
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(illustrazione di Alessandro Gottardo) 